La realtà oltre il paranormale (Stranger Things)

strangerCosa c’è di vero in Stranger Things, la serie-rivelazione di Netflix? Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’upside down e il Demogorgon siano frutto della fantasia dei Duffer Brothers e delle loro passioni giovanili (anche se Matt, uno dei due, ha confessato di credere all’esistenza di alieni e dimensioni parallele). Ma tutto il resto, dai bambini superdotati ai progetti segretissimi del governo americano… C’è qualcosa di vero in tutto ciò?Read More »

Il meglio del peggio di Gomorra (la classifica)

conteMetti una serata fra amici: qualche birra, qualche superalcolico. Metti che si inizi a parlare di Gomorra. Quali sono le scene che rimangono più impresse? Beh, facile. Le scene migliori sono quelle, fra molte virgolette, peggiori. È uno dei segreti del successo di Gomorra, che nascondendosi dietro a personaggi in tutto e per tutto negativi, non uomini ma mostri, eroi malvagi, non occulta le scene più scomode. Anzi: le ostenta, le esibisce. Read More »

Cocaina e realismo magico (Narcos 2)

narcosVa molto di moda Pablo Escobar. Nelle sale è appena uscito un film su di lui, Escobar appunto, del regista italiano Andrea Di Stefano e con Benicio Del Toro nella parte del narcotrafficante più famoso della storia. Ma, soprattutto, fra tre giorni Netflix renderà disponibili le puntate della seconda stagione di Narcos, una delle più belle serie in assoluto fra quelle che ho guardato nel 2015 (a partire dalla sigla).Read More »

Freccero, il binge watching e le serie tv (l’intervista)

freccero“Ma naturalmente… Veramente… Dico una cosa forte…”. Ogni tanto, parlando con Carlo Freccero, si ha l’impressione che all’altro capo del telefono non ci sia lui ma Maurizio Crozza, che nel finto talk show diVenerdì ne faceva una spassosissima imitazione. Ma Freccero, prima che un personaggio televisivo e un feroce polemista, è un grande esperto di comunicazione: uno che, da autore e poi da dirigente, ha rinnovato il linguaggio della televisione italiana. Chi meglio di lui allora, per parlare del presente e del futuro delle serie tv.Read More »

Un Paese di santi e telespettatori (la ricerca)

NEWS_160207A beneficio del pugno di lettori di Essecomeserie, riferisco di questo studio appena pubblicato dall’istituto di ricerca americano IHS Technology sugli usi e costumi televisivi in Italia e nei Paesi dell’Europa occidentale. Una ricerca da cui si evincono due cose fondamentali, e cioè che 1) nonostante l’offerta mediocre, la tv generalista rimane il passatempo preferito dagli italiani e 2) la transizione verso nuove e più attraenti offerte sarà più lunga del previsto.Read More »

Troppo perfetta per essere vera (Billions)

billionsStasera si conclude su Sky Atlantic, con le ultime due puntate, la prima stagione di Billions, che la critica ha molto apprezzato (compreso Aldo Grasso). Le premesse per una grande serie in effetti c’erano tutte: attori eccellenti, con Paul Giamatti su tutti, e un tema – quello della speculazione finanziaria e dei “lupi” di Wall Street – che sarà arato quanto volete ma non smette di essere attuale. Ma il risultato è stato davvero all’altezza delle aspettative?Read More »

Siamo tutti Steven Avery (Making a Murderer)

Netflix-via-Manitowoc-Sheriffs-Department-1Me lo sono chiesto tante volte: mentre la guardavo e anche dopo, quando non riuscivo a togliermi Steven Avery dalla testa. Perché è così coinvolgente? Cosa c’è, dentro, di così perturbante? Nessuna serie tv, fra quelle che ho guardato negli ultimi anni, è riuscita a toccare le mie corde più profonde e a farmi indignare, incazzare, intristire davanti allo schermo come Making a Murderer (di cui, è notizia di pochi giorni fa, uscirà una seconda stagione).Read More »

Macché morta: il futuro della tv (2a puntata)

futuro_tvPer misurarsi con un tema complesso come il futuro della televisione bisogna innanzitutto distinguere tra mezzo (come guardo) e contenuto (cosa guardo). Se ci si concentra sul mezzo allora sì, è probabile che il televisore finisca in soffitta com’è successo al telefono di casa. Ma è anche probabile che la transizione richieda tempo: “I media offrono novità continue e si tende a buttare a mare il passato con troppa fretta. Questi fenomeni avvengono lentamente, a maggior ragione in un Paese anziano e resistente ai cambiamenti come l’Italia” mi ha detto Vanni Codeluppi, sociologo dei processi culturali e comunicativi, quando l’ho intervistato per Style. Read More »