Dal Che a Rodrigo (Mozart in the Jungle)

B5ORJppCMAAd4Do-4400Da cent’anni a questa parte, l’Argentina non fa che produrre rivoluzionari: Ernesto Che Guevara, poi Papa Francesco, ora Rodrigo DeSousa. Chi è? Ex bambino prodigio, capello lungo, irresistibile accento spagnolo… Ma no: non Pablo Iglesias, il leader di Podemos che promette di rottamare la casta. Qui si sta parlando del giovane direttore d’orchestra protagonista di Mozart in the Jungle (attenzione, la seconda stagione è in arrivo su Amazon il 30 dicembre).

Pure lui ha il pallino della rottamazione, della vecchia musica classica nel suo caso. Pure lui è un po’ paraculo, alla Matteo Renzi per intendersi (sorriso a 32 denti, battuta pronta e via). Insomma, un ribelle con la kefiah che non disdegna caviale e champagne. Eppure la Revoluciòn, in qualche modo, c’entra: l’anello di congiunzione è Gael García Bernal, che dopo aver interpretato il Che ne I diari di una motocicletta qui prende in mano la bacchetta, sale sul podio e gioca a fare il direttore d’orchestra.

Nella prima stagione, l’arrivo del capelluto Rodrigo alla guida della New York Symphony Orchestra porta una ventata di di rock’n’roll nell’asfittico ambiente della classica newyorkese: chi l’aveva mai visto, un “maestro” che dirige le prove nel cuore del quartiere sudamericano con indosso un poncho? E che costringe i musicisti più sindacalizzati d’America a provare per finta, senza strumenti?

gxctd8cpohyhryd8r3se[1]

Non tutti sono contenti. Gli strumentisti, per esempio, vedono quel giovane scapestrato come il fumo negli occhi. Ma com’è che si dice? O mangi questa minestra o salti dalla finestra: le casse della New York Symphony sono messe talmente male, dopo la gestione dell’anziano Thomas Pembridge (Malcolm McDowell), che di Rodrigo e del suo charme non si può proprio fare a meno.

Il genio della musica che gira in bicicletta, indossa berretti di lana alla Manu Chao, fuma marijuana al parco e chiama il suo pappagallo Stravinsky è l’unico che può riuscire in una doppia impresa: portare le ragazzine a teatro e, contemporaneamente, scucire qualche migliaio di dollari alle vecchie ereditiere suonando Per Elisa con le flûte. È il marketing, bellezza. E allora non c’è da stupirsi se lo slogan della nuova stagione è «Hear the hair», ascolta i capelli (la scritta, ovviamente, è accompagnata da un bel faccione di Rodrigo).

Sin qui la prima stagione. Che si conclude – non è che sia proprio un colpo di scena… – con la scintilla che finalmente scocca fra il bel direttore e l’affascinante Hailey, la sua assistente/oboista. Nella seconda Gael aka Rodrigo cercherà di mettere ordine nella sua vita sentimentale, si consulterà con una pecora, farà un bel viaggio in Messico ma soprattutto dovrà affrontare una terribile minaccia: lo sciopero degli orchestrali. Ne sentiremo delle belle? Forse no.

Annunci

Un pensiero su “Dal Che a Rodrigo (Mozart in the Jungle)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...