You’ve Got Time (Orange is the New Black)

alex-orange-is-the-new-blackChi ce l’ha lunga, chi corta, chi non ce l’ha proprio. E poi ci sono le serie tv in cui la sigla diventa un tutt’uno con la storia, ne rappresenta la sintesi e l’essenza stessa: la vedi e capisci subito che tipo di serie ti troverai davanti. Sono le sigle che resistono al susseguirsi delle stagioni; quelle che ti si appiccicano addosso e che non salti mai, nemmeno se durano tre minuti e oltre. La puntata, senza sigla, non inizia: punto e basta. Ecco la mia personalissima top ten, divisa in due post (qui le prime cinque, dalla numero 10 alla numero 6).

10# X-Files. Un’icona: senti tre note e sei già dentro la serie. Sullo schermo, intanto, scorrono dischi volanti, oggetti misteriosi, i tesserini degli agenti Fbi Fox Mulder e Dana Scully. L’intro ha resistito per ben sette stagioni, dalla prima alla settima.

9# Mad Men. La sagoma di uomo che vola giù da un grattacielo. Sembra un incubo, invece è la parabola di Don Draper, il geniale pubblicitario newyorchese protagonista di Mad Men. Inizialmente per la sigla era stato scelto Beck, poi Matthew Weiner si è imbattuto nella canzone di un rapper sconosciuto e… (qui tutti i dettagli).

8# I Soprano. La canzone è Woke up this morning, degli Alabama 3, ma il protagonista è lui: Tony Soprano. Mani sul volante, sigaro in bocca, il boss attraversa il New Jersey. Ponti, fabbriche, chiese, locali, cimiteri. Fino ad arrivare al suo villone bianco. E’ il mondo di Tony, il territorio in cui comanda. E alla fine dell’intro, sembra già di conoscerlo un po’ meglio.

7# Boardwalk Empire. Da un boss all’altro, ecco a voi Nucky Thompson. I Brian Jonestown Massacre schitarrano Straight un and down, e intanto Nucky – gessato nero, garofano nel taschino, bombetta in testa – fissa l’oceano dalla spiaggia di Atlantic City. Improvvisamente, come in un sogno, fra le onde compaiono centinaia di bottiglie di whisky: ma è davvero un sogno?

6# Orange is the New Black. Ho un debole per le intro con le parole: solo una canzone può rimanerti davvero inchiodata in testa. You’ve Got Time, di Regina Spektor, sembra fatta apposta per la serie ambientata nel carcere femminile di Litchfield. E infatti è stata scritta apposta: “Mentre lavoravo alla serie ascoltavo ossessivamente l’album di Regina”, ha spiegato Jenji Kohan, “così ho immediatamente pensato a lei per la sigla”. Gli occhi, e poi le bocche delle protagoniste che si susseguono sullo schermo, trasmettono un vago senso di inquietudine.

[…CONTINUA…]

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