Paganini non ripete (Mozart in the Jungle 2)

779995_624576-mozartIl maestro Paganini aveva le sue buone ragioni per non ripetere. Concedere il bis è sempre rischioso: se la prima è filata liscia, meglio congedarsi fra gli applausi… A Rodrigo DeSousa, invece, questo lusso non è stato concesso. La prima stagione di Mozart in the Jungle è andata talmente bene che il bis era obbligatorio. Ora però è arrivato il momento dell’ardua sentenza: Mozart 2 vale Mozart 1? Il bis è al livello dell’originale? Secondo me no. Per almeno tre motivi.

1. Manca l’effetto-sorpresa. Il punto di forza della prima stagione era lui, Rodrigo. Enfant prodige anticonformista, il prototipo del freak di successo. Il giochino di scoprire, ogni puntata, una nuova bizzarria del direttore della New York Symphony Orchestra funzionava perfettamente. Ma non poteva durare all’infinito. Infatti, nella seconda stagione, funziona molto meno. Lo sappiamo già che Rodrigo è un tipo strambo: guardarlo suonare strumenti improbabili, o parlare con una capra, non è più così sorprendente… Non è un caso che le puntate meglio riuscite siano quelle ambientate in Messico, quando scopriamo qualcosa di nuovo su Rodrigo e sul suo mondo.

2. Rivogliamo Lennox! Il mio personaggio preferito della seconda stagione è il baby direttore che compare solo in due episodi: quando si presenta dirigendo l’orchestra con un neonato arrampicato sulla schiena e poi, verso la fine, quando maltratta i musicisti. E’ una specie di Rodrigo 2.0, la versione ringiovanita del direttore d’orchestra giovane. Rodrigo sta a Lennox come l’iPhone 5 sta all’iPhone 6: quando lo compri, il 5, ti sembra un oggetto fantastico, ma nel giro di qualche mese è già obsoleto… Proprio sicuri che questo personaggio non avrebbe meritato di essere sviluppato un po’ meglio?

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3. Sex symbol troppo sex. Un altro punto forte di Mozart 1 era l’oboista/assistente Hailey: giovane, brillante, bellissima ma quasi inconsapevole della sua bellezza. Pure il suo personaggio, qui, non funziona così bene. Intanto ha messo su qualche chilo di troppo (e vabbè, bisognava dirlo). Ma, soprattutto, in dieci puntate – puntate da 25 minuti, tra l’altro: sono l’unico infastidito dai mini episodi? – si passa quattro uomini diversi. Un po’ troppi, no? Mi piaceva di più la versione ingenua, ecco.

E voi, che ne dite? C’è qualcuno a cui Mozart 2 è piaciuto più di Mozart 1?

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5 pensieri su “Paganini non ripete (Mozart in the Jungle 2)

  1. Mozart In The Jungle secondo me ha un sacco di potenziale. Sprecato. Portare sul piccolo schermo un mondo considerato elitario e di nicchia come quello della musica classica è di per se un’idea geniale. I professori d’orchestra sindacalizzati, sempre pronti a tirare fuori la calcolatrice, sempre in riunione per discutere di adeguamenti di contratto e sull’orlo perenne dello sciopero mi hanno fatto volare, perché sono davvero così!! Un microcosmo rappresentato benissimo, in un momento di rottura: l’arrivo del nuovo direttore fricchettone che mette a dura prova un gruppo polveroso e abitudinario. Però ecco, la serie finisce alle prime puntate… Dopodiche si attorciglia su se stessa, senza evoluzioni particolari.
    E poi diciamolo, che sia un rivoluzionario a cavallo di una motocicletta o che abbia una bacchetta in mano Gael Garcia Bernal è bravo a interpretare solo se stesso. Noioso.
    Ps: io, con una storia del genere, delle solite paraculate romantico-sessuali avrei volentieri fatto a meno… Ma poi chi ci crede che una oboista fresca di diploma finisce dritta dritta alla New York Symphony Orchestra, cos’è, un twist fantasy?!?
    La seconda serie non la commento, noiosa. Abbandonata a metà.
    Ciao!

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