La serie che prende per il culo i neonazisti (Familie Braun)

126516Si comincia con due incappucciati che cantano Deutchland über alles, salgono sul tram col braccio teso, vanno in giro a spaccare vetri e vecchi computer. Si chiamano Thomas e Kai e sono dei neonazisti, categoria che in Germania, negli ultimi anni, sta raccogliendo sempre più proseliti soprattutto fra i giovani. Entriamo nel loro appartamento: una summa della simbologia nazista, svastiche, faccioni di Hitler eccetera eccetera. Poi succede l’imprevedibile.

Una ragazza di colore accompagnata da una bimba suona alla porta. Thomas, il più intelligente (o meno scemo) tra i due camerati, va ad aprire. «Ti ricordi di me? La manifestazione davanti al centro profughi, poi l’abbiamo fatto in cantina, pessimo sesso…». Per farla breve. La ragazza deve tornare in Eritrea e perciò Thomas, che poi sarebbe il padre di Lara, una bellissima mulatta di sei anni, se la deve tenere.

L’imprevisto getta i due nel panico. A spaccare i vetri con la mazza son buoni tutti, ma occuparsi di una bambina… «Weiss ich nicht», «Keine Ahnung» continuano a ripetere («Non lo so», «Non ne ho idea»). La prima soluzione che viene loro in mente è grottesca: la piazzano a bordo strada con in mano un cartello con scritto «Africa oppure altrove all’estero». Ovviamente non funziona, come si rivela fallimentare l’idea di leggere a Lara il Mein Kampf per farle prendere sonno.

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Negli otto episodi da cinque minuti o poco più di Familie Braun – trasmessa in Germania dalla rete televisiva Zdf – ci sono momenti esilaranti, tipo quando la bimba decide che per Carnevale si vestirà da Führer. Pure i gadget che Kai tenta di vendere su YouTube, alla fine di ogni episodio, sono spassosissimi (su tutti la t-shirt coi capelli di Hitler abbinata a un ciondolo che simula i baffetti). Ma il giochino che funziona meglio è sottolineare, attraverso la bimba, l’idiozia nazista. «Chi è quello?» chiede Lara guardando il faccione di Hitler appeso al muro. «Perché è triste?». Le risposte non le ho ben capite – le puntate su YouTube non sono sottotitolate – ma l’imbarazzo si intuisce anche solo guardando le facce dei due.

Non svelerò qui come finisce Familie Braun, magari c’è qualche germanofilo che se la sta guardando e non voglio rovinargli la sorpresa. In patria la serie è stata seguita da tante polemiche che ruotano attorno a una domanda difficile: si può scherzare sul Nazismo? Se lo son chiesti i tedeschi e me lo chiedo anch’io che, per predisposizione, sarei tentato di rispondere di sì. Di una cosa invece sono proprio certo. In Italia una serie così scomoda non l’avrebbero mai trasmessa in televisione (una televisione pubblica, per giunta). E questo, per me, è un male.

 

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2 pensieri su “La serie che prende per il culo i neonazisti (Familie Braun)

  1. Il tedesco mi è proprio ostico. Non capendo nulla di ciò che dicono non saprei cosa dire in merito.
    Permettimi di dissentire sul fatto che in Italia il Nazismo non l’abbiamo vissuto. Io non c’ero, ma qualcun altro che c’era, un esempio fra tutti Primo Levi, di certo non l’unico, l’ha vissuto sulla sua pelle tutto l’orrore di questa tragedia.

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