La giusta lunghezza (The Night Manager)

1364040973703Ultimamente mi è capitato di guardare qualche serie da sei episodi: la prima stagione di Rectify, Top of The Lake e The Night Manager. Pare che nel Regno Unito sia un formato apprezzato. In America, come in Italia, è più raro: in genere si va dalle dieci puntate in su. Anche molto in su. The Good Wife, per esempio, è composto da sette stagioni da 22 o 23 puntate l’una. Ma qual è la giusta lunghezza di una serie tv?

Mi son fatto l’idea che sei episodi siano sufficienti per raccontare una storia, a patto che le vicende non siano troppo intricate. La “giusta lunghezza” della prima stagione di Rectify, ad esempio, è quella: succede talmente poco, che allungare la broda avrebbe solo abbassato la qualità. Top of The Lake (di cui parlerò in un prossimo post) è un filo più intricata. Funziona bene, ma il finale l’ho trovato un po’ affrettato, e del resto era difficile srotolare tutta la matassa con solamente un’ora di tempo. Un paio di episodi in più non avrebbero fatto male.

Lo stesso discorso vale per The Night Manager, che come Top of The Lake è prodotta dalla Bbc (è in onda su Sky Atlantic dal 20 aprile). La serie è tratta dall’omonimo romanzo di John Le Carré. Il protagonista Jonathan Pine è un ex soldato, ora direttore notturno di un lussuoso albergo del Cairo, che si trova impelagato in un complesso intrigo internazionale. Traffico di armi e servizi segreti: un plot che funziona soprattutto grazie ai due attori protagonisti, Tom Hiddleston – il prossimo 007? – nella parte del buono e Hugh Laurie – il vecchio Dr. House – nella parte del cattivo.

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Epperò, The Night Manager qualche punto debole ce l’ha. Nella seconda puntata Jonathan Pine accetta di infiltrarsi tra i trafficanti d’armi. Per riuscirci, ha bisogno di una nuova identità: dietro la facciata, il direttore d’hotel notturno, si nasconde un pericoloso criminale ricercato in mezzo mondo. Per costruirsi il curriculum da bad boy Jonathan si trasferisce in Devon, dove si finge spacciatore e omicida. Questa parte, come il finale vagamente macchiettistico, è quella meno efficace. Colpa della fretta: perché non prevedere un paio di puntate in più?

Tiriamo le fila. Sei puntate, spesso, sono troppo poche. Ma 20 sono sicuramente troppe: è davvero difficile, anche in una serie più “verticale” come The Good Wife, tenere alta la tensione per così tanti episodi. Come dicevano i latini: in medio stat virtus. Per me dieci o dodici puntate sono la lunghezza ideale. Ma attenzione! Non sono regole universali. La docuserie di Netflix Making a Murderer, dieci episodi da un’ora circa ognuna, sul finale rallenta e si affievolisce pericolosamente. Per me è un capolavoro: ma con una o due puntate in meno…

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