A volte ritornano. A volte no (The Good Wife: finale)

6f6fdedaabaa40f52f750c316d4254c3Ebbene sì, lo confesso. Ho passato circa 120 ore della mia vita – il calcolo è presto fatto: 156 episodi moltiplicati per circa 45 minuti l’uno – guardando The Good Wife. E adesso che la serie è finita posso anche dire che, nonostante nell’ultima stagione abbia perso qualche colpo, non me ne sono pentito. Ora però è arrivato il momento di analizzare l’ultima puntata e fare un bilancio.

I punti di forza di The Good Wife, quelli che le hanno permesso di resistere per sette stagioni senza grossi cali, sono sostanzialmente due. Innanzitutto è una serie trasversale, che può piacere a uomini e donne, vecchi e giovani: insomma perfettamente fruibile da famiglie e coppie senza essere noiosa. Soprattutto grazie al secondo punto di forza, e cioè la sua attualità, la capacità di parlare di cose sempre nuove. Guardando The Good Wife mi è capitato più volte di pensare: hey, ma questa puntata l’hanno girata ieri!

Ma veniamo all’ultimo episodio, quello che doveva chiudere il cerchio. Direi che il tema portante è senza dubbio il ritorno. Il più eclatante è quello di Will Gardner, che era morto nella quinta stagione. Visto che The Good Wife non è Beautiful, dove i defunti vanno e vengono a loro piacimento, si tratta di un ritorno immaginario e non reale. Ma questo non lo rende meno importante. Will è stato per diverse stagioni un asse portante della serie e in un certo senso non l’aveva mai lasciata, visto che Alicia non ha mai smesso di pensare a lui: giusto farlo tornare nell’ultima puntata.

Il secondo ritorno è quello di Peter. Non se n’era mai andato? Vero. Ma nelle ultime puntate il destino del suo matrimonio con Alicia sembrava segnato: si divorzia, punto e basta. Invece no. Peter le chiede un ultimo sforzo. «Stammi vicino almeno finché non finisce il processo». E la “brava moglie” risponde, ovviamente, di sì. Riaprendo un capitolo che sembrava chiuso. Meglio Peter o meglio Jason? L’usato sicuro oppure la strada nuova, più eccitante ma anche più insidiosa?

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Ed eccoci al terzo ritorno, che in realtà è un non-ritorno. Siamo arrivati ai minuti finali della puntata e della serie. Alicia aveva chiesto a Jason di aspettarla: «Appena finito il processo sono tua», o qualcosa del genere. Lui però da qualche giorno non si fa sentire. Ora il processo è finito. Peter si è dimesso da governatore. Alicia non è più obbligata a stargli accanto. Ma dov’è Jason? Se n’è andato (cioè: Robert&Michelle King mica ce lo dicono così, ma ce lo fanno capire molto chiaramente…).

Con la scena conclusiva, Alicia che si ritrova da sola e viene pure schiaffeggiata da Diane, il cerchio si chiude. A ben vedere è un finale abbastanza aperto, in cui ognuno può mettere quel che vuole. Ma per me il senso è questo. Alicia ha scelto di interpretare la “brava moglie” fino in fondo. Lo era all’inizio, quando è stata accanto a Peter nonostante i tradimenti e gli scandali. Lo rimane alla fine. Se l’ha fatto è perché non aveva alternative: «Ti serve avere accanto qualcuno che ha bisogno di te» le dice Jason. Questa scelta, però, ha anche un prezzo. Le occasioni passano. Come Will, come Jason. A volte ritornano. A volte no.

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