Il made in Italy targato Netflix (Marco Polo)

marco-polo-1024Netflix non era ancora sbarcata in Italia e già aveva prodotto una serie fortemente italiana: Marco Polo, col giovane Lorenzo Richelmy nella parte del giovane esploratore e Pierfrancesco Favino nei panni del padre. Dal primo luglio sarà disponibile la seconda stagione. Ecco, per chi avesse la memoria corta, un ripasso delle puntate precedenti. 

Povero Kublai Khan. Sembra Enrico Letta negli ultimi giorni del suo governo. “Stai sereno…” gli ripetono fratelli e cugini. E intanto cercano il modo per soffiargli l’impero da sotto il naso, anche a costo di allearsi con gli odiati cinesi. Per fortuna che alla corte mongola arriva un giovane italiano. È impulsivo, sì. Forse un po’ ingenuo. Ma è coraggioso e possiede un grande spirito di osservazione, doti che convincono l’imperatore a sceglierlo come consigliere.

“Tu sarai i miei occhi” gli dice, “va’ e dimmi cosa vedi”. Marco Polo  racconta i primi mesi dell’esploratore veneziano alla corte del Gran Cane, com’è chiamato ne Il Milione. Il duro addestramento a base di arti marziali e ideogrammi. L’ostilità dei mongoli nei confronti dello straniero. L’amore – poteva mancare l’amore? – per la principessa Kokachin. Il menu comprende battaglie cruente e sesso di gruppo, paesaggi mozzafiato e kung-fu senza veli.

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Ma il piatto forte, il tema che sta dietro a tutto, sarebbe un altro: la fiducia. A chi concederla? Come conquistarsela? Per chi ambisce a governare il mondo, com’è il caso di Kublai Khan, distinguere chi dice la verità da chi mente è della massima importanza… Qui, però, la serie mostra il fianco, perché la psicologia dei personaggi che la animano è ridotta ai minimi termini, al punto che sembrano avere soltanto due dimensioni.

Sette mesi di riprese a Venezia, in Kazakhistan e in Malesia; sei mila abiti e 15 mila accessori fra armi, bracciali, cinture e cappelli; oltre 550 persone coinvolte nella produzione. Visto quant’è costata – 80 milioni di euro, seconda serie più cara di sempre dopo Game of Thrones – la prima stagione di Marco Polo è stata una mezza delusione. La seconda rappresenterà quindi un banco di prova molto importante. Come ha fatto con Marseille in Francia, Netflix intende infatti insistere sulle serie pensate per i suoi nuovi mercati. Come quello italiano.

 

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