In morte della televisione (1a puntata)

the-death-of-television-may-be-just-5-years-awayC’avete fatto caso? Negli ultimi tempi, quando si parla di televisione, non si chiede più se è destinata a scomparire, ma quando. Eppure i freddi numeri dicono una cosa molto diversa: e cioè che guardiamo sempre più televisione (sotto, gli ultimi dati Ihs). Una contraddizione, o un equivoco, che ho cercato di chiarire in questa inchiesta che ho scritto per Style. Qui su Essecomeserie la ripubblico in due puntate.

Secondo l’americano Shelly Palmer, una delle voci più ascoltate nel mondo della tecnologia, “entro una decina di anni il televisore non sarà più lo strumento migliore per guardare le partite di calcio” perché visori 3d e cuffie extra-large renderanno il vecchio schermo obsoleto. Mentre futurologi e tecnomaniaci intonano il de profundis, però, la tv sta vivendo il suo momento di massimo splendore: “Quella attuale è la migliore che sia mai esistita, mentre il cinema è il peggiore che abbia visto negli ultimi 50 anni” è la sentenza di Dustin Hoffman. E allora, come la mettiamo?

“È in atto una convergenza senza precedenti: tv, telefonia, computer si sono fusi in una sintesi a cui è difficile attribuire un nome specifico” spiega Carlo Freccero, docente universitario e membro del cda Rai. “Questa interazione, possiamo ancora chiamarla televisione? Oppure rappresenta l’anello successivo della catena evolutiva? Ai miei studenti faccio sempre l’esempio dell’antropologo che deve prevedere il futuro della scimmia. Oggi sappiamo che il futuro della scimmia è l’uomo, ma l’uomo è ancora una scimmia oppure no? La situazione della tv è analoga”.

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La questione che pone Freccero, e cioè cosa sia televisione e cosa no, è un punto di partenza imprescindibile. Mentre 20 anni fa guardavamo i videoclip musicali su Mtv, oggi li guardiamo su YouTube, che è cosa diversa rispetto alla tv. Almeno secondo la Rai, che al momento di infilare il canone in bolletta ha definito il televisore come “un apparecchio in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare”. Una definizione che non prende in considerazione un dato fondamentale: già oggi, quasi la metà dei contenuti audiovisivi (il 45 per cento) li consumiamo sullo schermo di un pc, di un tablet o di uno smartphone.

“I numeri dicono che il consumo in generale aumenta, mentre quello sul vecchio schermo diminuisce” prosegue Freccero. “È un segnale importante che tutti i nuovi gruppi televisivi hanno colto: per esempio Discovery, che lavora su programmi imparentati con il web e fruibili in streaming. Viviamo una fase in cui Rischiatutto e Breaking Bad convivono. I generi ibridi che stanno nascendo si collocano a metà strada tra le serie tv e il linguaggio della rete”.

[LEGGI LA SECONDA PUNTATA]

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2 pensieri su “In morte della televisione (1a puntata)

  1. Interessante s stimolante. La tv ormai è qualcosa di diverso rispetto a 10 o anche 5 anni fa. È uno strumento al centro di tanti vettori di conoscenza… Aspetto la seconda puntata.

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