Freccero, il binge watching e le serie tv (l’intervista)

freccero“Ma naturalmente… Veramente… Dico una cosa forte…”. Ogni tanto, parlando con Carlo Freccero, si ha l’impressione che all’altro capo del telefono non ci sia lui ma Maurizio Crozza, che nel finto talk show diVenerdì ne faceva una spassosissima imitazione. Ma Freccero, prima che un personaggio televisivo e un feroce polemista, è un grande esperto di comunicazione: uno che, da autore e poi da dirigente, ha rinnovato il linguaggio della televisione italiana. Chi meglio di lui allora, per parlare del presente e del futuro delle serie tv.

Se pensa alla televisione, cosa vede nella palla di vetro?
Il futuro prossimo è l’on demand. Oggi le tradizionali tv a pagamento offrono ancora un menu del giorno: presto, invece, avremo solo magazzini sconfinati da cui attingere. La strada l’hanno già tracciata Netflix e Amazon, ma anche i servizi on demand di Sky e Premium.

Sopravviverà qualcosa della vecchia tv?
Stiamo vivendo una fase di grandi mutamenti in cui tutti i generi convivono, in cui c’è Rischiatutto ma anche Breaking Bad. Il collegamento che io vedo fra la televisione del passato e quella del futuro è la serialità: le serie sono il presente e il futuro.

Come cambieranno le serie tv?
Se prevedere il futuro significa innanzitutto registrare le tendenze in atto, allora dico che i cambiamenti più forti li vedremo nella fiction. Avremo serie di culto ad alto costo, costruite su sceneggiature sofisticatissime.

Tutti i nuovi player, da Netflix ad Amazon, quando mettono le tende in un Paese producono serie “locali”.
Questo è un punto molto importante, perché è attraverso le produzioni che mi radico nel territorio e nel consumo. Per convincere gli italiani ad abbonarsi a Netflix, per arrivare a un grande pubblico che è piuttosto diffidente rispetto alle novità, devo produrre una serie fortemente legata all’Italia. È quello che ci ha insegnato l’Impero romano. Ma attenzione: non si tratta di produzioni locali.

In che senso?
Sono produzioni che hanno un contenuto locale ma una scrittura internazionale. Se lei prende Gomorra, fa fatica a trovare delle differenze rispetto alle grandi serie internazionali.

Ci va ancora al cinema?
Ci vado, ma sempre più controvoglia. Uscire di casa alle dieci di sera per andare al cinema mi costa fatica. Se avessi un ottimo schermo vedrei tutti i film a casa.

E, invece, le capita mai di fare binge watching?
Certo… La prima stagione di Breaking Bad l’ho guardata in una notte, una puntata dopo l’altra.

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