Cocaina e realismo magico (Narcos 2)

narcosVa molto di moda Pablo Escobar. Nelle sale è appena uscito un film su di lui, Escobar appunto, del regista italiano Andrea Di Stefano e con Benicio Del Toro nella parte del narcotrafficante più famoso della storia. Ma, soprattutto, fra tre giorni Netflix renderà disponibili le puntate della seconda stagione di Narcos, una delle più belle serie in assoluto fra quelle che ho guardato nel 2015 (a partire dalla sigla).

Buona parte del merito di questo successo va al fascino che da sempre circonda il personaggio di Escobar. Un uomo che, figlio di un agricoltore e di una maestra, seppe trasformarsi nel settimo più ricco al mondo (secondo la classifica di Forbes del 1989). Che pur miliardario vestiva sempre nello stesso modo, con una camicia sgargiante e un paio di sneaker nuove ogni giorno. Che faceva soldi a palate grazie alla cocaina ma non la consumava, né permetteva che lo facessero i suoi uomini (in compenso fumava marijuava dalla mattina alla sera). Che fu mandante o esecutore di circa tre mila omicidi ma spese milioni per costruire ospedali e scuole

“Plata o plomo”, argento o piombo. Era questo il primo comandamento di Pablo Escobar, la regola aurea che gli permise di diventare il criminale più ricco di sempre. In sostanza le alternative che offriva erano due: accettare le sue mazzette o morire. In questo modo il suo cartello riuscì a controllare, nel periodo di massimo splendore, l’80 per cento della cocaina in entrata negli Usa. Mentre don Pablo spendeva 2.500 dollari al mese solo per gli elastici con cui tenere insieme le banconote.

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La prima stagione di Narcos ricostruisce l’ascesa di Escobar assumendo la prospettiva degli agenti della Dea che gli davano la caccia. Dagli inizi avventurosi alla fallita scalata in politica, alle bombe. Un racconto condito di realismo magico – non poteva essere altrimenti, visto che i fatti si svolgono nella Colombia di Gabriel García Márquez – dove tutto sembra incredibile e invece è tutto vero. Possibile che un narcotrafficante, mandante di migliaia di omicidi, ottenga il permesso di costruirsi da solo la sua prigione, con campi da calcio, bar e Jacuzzi? Possibilissimo, infatti andò esattamente così: l’aderenza alla verità storica è uno dei punti di forza della serie.

Ora, la seconda si concentrerà sugli ultimi mesi di Escobar. Il patron è in fuga, braccato dall’esercito colombiano e dalla DEA. Un re decaduto che vede pericoli ovunque, un leone ferito che cerca di difendere la famiglia e trova rifugio a Medellín, la città che lo considera una specie di Robin Hood e per questo lo protegge. Sappiamo già come finirà: don Pablo verrà ucciso il 2 dicembre del 1993 sul tetto di una casa. Per scoprire come riuscirono ad acciuffarlo, sintonizzarsi su Netflix dal 2 settembre.

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