La tecnologia al potere (Black Mirror)

04-black-mirror-w750-h560-2xPrima parte di un trittico di post dedicati a Black Mirror, la serie tv che mi ha fatto perdere la testa. E’ vero, l’ho scoperta con colpevole ritardo: la prima stagione, che poi sarebbero solo tre puntate, è datata 2011. In compenso ho avuto modo di recuperare, guardando in anteprima le prime sei puntate della terza stagione che arriveranno su Netflix il 21 ottobre. Ecco: non ne sono rimasto deluso.

Chi ha visto qualche puntata di Black Mirror, difficilmente se n’è dimenticato. Nel primo episodio, il premier britannico è costretto a fare sesso con una scrofa in diretta streaming. Nel secondo, i personaggi pedalano sulla cyclette per produrre l’energia che serve ad alimentare un talent show. E via così: un futuro distopico ma credibile, la realtà in cui potremmo trovarci da qui a qualche anno (alcune delle previsioni si sono nel frattempo realizzate, e tutti i gadget hi-tech che si vedono nella serie sono particolarmente desiderabili).

Black Mirror è una serie atipica per vari motivi. Intanto la scansione degli episodi: tre la prima stagione, tre la seconda, quindi una puntata speciale uscita per Natale (White Christmas, con Jon Hamm di Mad Men) e ora i primi sei episodi della terza stagione (gli ultimi sei arriveranno nel 2017). Poi, perché si tratta di una serie antologica in cui ogni puntata fa storia a sé: attori differenti, ambientazioni diverse ma un unico “fil noir”, lo schermo lucido e fragile del titolo.

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È come se ognuna prendesse di mira un aspetto diverso della realtà tecnologica in cui viviamo immersi. Fra quelle nuove, a me sono piaciute in particolare San Junipero, che prova a sfidare le leggi del tempo, dello spazio e della comprensione umana; e Hated in the Nation, l’episodio più lungo, dove troverete tante idee visionarie (e inquietanti) sulla società del futuro prossimo. Qui ci sono tutte le trame dei sei nuovi episodi, ma non temete, niente spoiler: Netflix è stata (giustamente) molto avara e ha fornito una lista precisa delle cose che si possono rivelare.

L’inquietudine, si diceva. Black Mirror ha i suoi momenti divertenti, ma la sensazione che domina su tutte le altre è proprio quella. Guadarla è come giocare con la propria fantasia, chiedendosi continuamente: “E se davvero…?”. E se davvero il videogioco del futuro fosse una paurosissima realtà virtuale? E se davvero il valore delle persone lo decidessero gli altri attribuendo delle stellette, da uno a cinque, come coi film? E se davvero, allora, cosa succederebbe? Beh, le risposte non sempre sono molto rassicuranti.
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