La serie tv che immagina il futuro (Black Mirror)

schermata-2016-10-14-a-17-24-30Black Mirror, parte seconda. Per il Corriere ho scritto un pezzo in cui spiego come la serie di Charlie Brooker sia riuscita, in più di un’occasione, ad azzeccare le sue previsioni. Neanche il tempo di pubblicarlo ed eccone un’altra: la storia, uscita questa settimana, della ragazza che grazie a un algoritmo ha “resuscitato” in chat il suo amico scomparso sembra presa in prestito dall’episodio Be Right Back uscito nel 2013. E anche nella nuova stagione, in arrivo il 21 novembre su Netflix, ci sono cose molto ma molto attuali.

La terza puntata, Shut Up and Dance, mette in scena un ricatto ai danni di un ragazzo. Se non farà ciò che gli viene chiesto, un video compromettente che lo riguarda verrà pubblicato su Internet. L’impressione è che non finirà bene per lui, ma forse la puntata non c’entra: casi del genere purtroppo si leggono sui giornali un giorno sì e l’altro pure. “È molto triste che una ragazza si suicidi per un video diffuso in rete, com’è accaduto in Italia, ma non è sorprendente” dice Brooker, creatore della serie e sceneggiatore di quasi tutti gli episodi. “Il problema è che non abbiamo ancora ben realizzato che internet è la nostra vita, che ciò accade in rete accade anche nella realtà”.

“Se la tecnologia è una droga, quali sono i suoi effetti collaterali?” si chiese nel 2011 Brooker per spiegare il senso della serie. Nel frattempo i diritti di Black Mirror, trasmessa inizialmente sul canale britannico Channel 4, sono stati acquistati per 40 milioni di dollari da Netflix: e il merito del successo è da attribuire, anche, alla capacità di prevedere il futuro. Il caso del comico che sfonda in politica insultando gli avversari (The Waldo Moment) ricorda da vicino quanto è accaduto in Italia. Mentre l’imbarazzante e controverso “PigGate” di David Cameron è incredibilmente narrato nella puntata d’esordio della serie, The National Anthem, con quattro anni d’anticipo. Le previsioni più interessanti, però, sono quelle che riguardano le tecnologie e il modo in cui queste cambiano il nostro modo di vivere.

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Qualche esempio? Nell’episodio The Entire Story of You, un uomo scopre che la moglie lo tradisce grazie a un chip connesso alle lenti a contatto che consente di registrare tutto ciò che gli accade: bene, da qualche tempo è disponibile una microcamera indossabile, Narrative Clip, che scatta una foto in automatico ogni 30 secondi (in teoria per metterle sui social, poi chissà). In Be Right Back, invece, Martha sostituisce il fidanzato morto in un incidente stradale con un software che utilizza i contenuti postati dall’uomo per ricreare la sua voce e il suo aspetto. Chi volesse imitarla può provare con Eterni.me, un vero servizio online che raccoglie tutte le nostre tracce digitali e promette di preservarle per l’eternità (e, come abbiamo visto prima, non si tratta dell’unico tentativo del genere).

In Black Mirror attori e temi cambiano. A tenere insieme il tutto è lo schermo nero di smartphone e tablet, pc e televisori: uno schermo lucido, seducente e molto fragile. I sei nuovi episodi tratteggiano un futuro inquietante ed estremamente credibile. Non si tratta di fantascienza, semmai della realtà in cui potremmo trovarci da qui a qualche anno. Nosedive descrive un mondo simile a un social network. Il telefono è un’arma con cui valutare gli altri, da uno a cinque stellette: dalle valutazioni, poi, dipendono i servizi a cui ognuno può accedere, dal posto sull’aereo all’appartamento. Playtest mostra il videogioco del futuro come una realtà virtuale in cui si affrontano le proprie peggiori paure, Men Against Fire mette in guardia dall’utilizzo delle nuove tecnologie in guerra, Hated in The Nation (bellissimo: il miglior episodio fra quelli nuovi) un altro ancora introduce la figura del social killer.

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Nonostante la quarta puntata, San Junipero, sia piena di speranza, in generale il clima di questo futuro prossimo venturo è molto cupo. “Non definirei Black Mirror una serie pessimista” ribatte Brooker. “Personalmente non sono contrario alle tecnologie, anzi mi definirei un geek. La dipendenza dai nuovi device non mi pare un problema, se li usiamo molto è perché hanno migliorato la nostra vita. Prima per esempio fumavo molto, anche sotto la doccia: ora la prima cosa che cerco quando mi sveglio la mattina è lo smartphone, e sotto la doccia mi posso portare l’iPhone 7 che fortunatamente è impermeabile… Per la mia salute è meglio, no? Poi, certo, degli effetti collaterali ci sono. La società di oggi è molto polarizzata e credo che le nuove tecnologie stiano contribuendo in modo significativo, perché ora ognuno può cercarsi le informazioni da solo e dove vuole”.

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