I tormenti del giovane Brooker (Black Mirror: l’intervista)

charlie_brooker_-362-v2Dulcis in fundo. Il terzo post su Black Mirror (la nuova stagione è disponibile da qualche giorno su Netflix) è forse il più interessante. Un’intervista esclusiva al 46enne Charlie Brooker, creatore, sceneggiatore e produttore della serie, che ho fatto per Style. Gli ho chiesto tutte quelle cose che gli appassionati di Black Mirror avrebbero voluto chiedergli, tipo: come fai a prevedere il futuro? Davvero l’avvenire che ci attende è così cupo? E cosa ci sarà nei nuovi episodi in arrivo nel 2017? Vi consiglio di leggere attentamente le sue risposte perché non sono affatto banali.

Molte cose che avete previsto si sono poi avverate: come fa a prevedere il futuro?
Sono una persona che si preoccupa molto e qualcuna delle mie preoccupazioni, accidentalmente, si concretizza. È casuale: se avessi davvero la capacità di prevedere il futuro, scommetterei sui cavalli…

Si è affidato a qualche consulente per le questioni tecnologiche?
No: ho fatto da solo. Ho giocato molto con i videogame, leggo tantissimo sul tema, insomma sono un geek. E poi l’aderenza alla realtà mi interessa relativamente: mi permetto il lusso di immaginare dispositivi che magari saranno disponibili fra 100 anni.

Le puntate della nuova stagione sono molto cupe, ce n’è una (Hated in the Nation) che immagina una specie di apocalisse. Il futuro che ci aspetta è così nero?
Davvero dà questa impressione? In realtà, a un certo punto, ho avuto il timore che ci fosse troppo ottimismo (ride, nda). Come dicevo l’obiettivo non è quello di prevedere il futuro: siamo al confine con la fantascienza.

Quali sono, secondo lei, gli aspetti più pericolosi delle nuove tecnologie?
La società di oggi è molto polarizzata e credo che le nuove tecnologie stiano contribuendo, perché danno la possibilità a ognuno di cercarsi le informazioni da solo. Lo stesso Facebook, mandandoci continuamente feed personalizzati, ci spinge in questa direzione.

E la dipendenza? In Nosedive i personaggi sono attaccati al loro smartphone, come se ormai fosse una parte del corpo…
Non mi pare un problema: non useremmo così tanto i device se la nostra vita fosse migliore. Io per esempio fumavo tantissimo, mi svegliavo la mattina e cercavo subito le sigarette. Ora la prima cosa che cerco è il telefono e lo porto con me pure in doccia, visto che l’iPhone7 è impermeabile: chiaramente ne sono dipendente, ma per la mia salute è meglio, no?

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In alcuni ambiti, come per esempio i trasporti, la serie non propone grandi novità. Pensa che alcuni aspetti della nostra vita cambieranno radicalmente e altri no?
La ragione è più concreta: realizzare un telefono futuristico è facile, farlo con un’automobile è molto più difficile. Poi è anche vero che veicoli non sono cambiati molto negli ultimi anni e non lo faranno a breve.

Dove si colloca nel tempo il futuro di Black Mirror?
Abbiamo scelto di rimanere sul vago. Usiamo la tecnologia con una sorta di realismo magico, non come certi telefilm… Mi ricordo per esempio Ufo: era girato negli anni Sessanta e ambientato negli Ottanta, i personaggi si spostavano con strani veicoli e avevano i capelli viola. Ecco, se mettessi nelle mie puntate un riferimento cronologico poi gli spettatori potrebbero usarlo contro di me.

L’episodio Shut Up and Dance mette in scena un complesso ricatto online ai danni di un ragazzo. Somiglia alla storia della giovane che si è suicidata dopo che un suo video hard era stato messo in rete…
Ho letto la notizia, una storia davvero triste. Ci comportiamo ancora come se le cose che succedono online non stessero davvero accadendo nella realtà. Invece quando una persona posta un video è come se andasse in giro a distribuirlo, con la differenza che raggiunge molte più persone. Penso che, dopo il suicidio, chi aveva condiviso quel video si sia vergognato molto

I diritti di Black Mirror sono stati acquistati da Netflix per 40 milioni di dollari. È cambiato qualcosa per voi?
Direi di no: da Netflix sono arrivati dei suggerimenti ma non ci hanno mai detto “dovete fare così” o “non dovete fare così”. È cambiata l’audience, che ora è più globale. E per fortuna abbiamo potuto lavorare con tempi più flessibili.

Nel 2017 arriveranno altri sei episodi.
Tre li abbiamo già scritti ma dobbiamo ancora girarli. Le storie saranno, come sempre, molto diverse fra di loro.

Le serie antologiche, composte da episodi slegati fra di loro, rappresentano il futuro della televisione?
Funzionano perché sono meno impegnative sia rispetto ai film, sia rispetto alle serie tv classiche. A pensarci bene si tratta di un ritorno al passato: la tv delle origini era così.

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