Capolavoro assoluto o boiata pretenziosa? (The Young Pope)

pope1The Young Pope sta per finire (venerdì su Sky Atlantic gli ultimi due episodi) e io non sono ancora riuscito a capire cosa sia. Mi fa venire in mente un pendolo che oscilla continuamente fra il possibile capolavoro e la probabile boiata. Alcune scene toccano livelli altissimi, soprattutto a livello estetico; altre proprio non stanno in piedi, come se gli sceneggiatori le avessero buttate giù di fretta.

Prendete, ad esempio, la parte in cui Pio XIII si presenta sul balcone per salutare i fedeli raccolti in piazza San Pietro oppure l’altra, in cui assiste all’atto sessuale fra Esther e suo marito. Vi sono sembrate plausibili? A me no, per vari motivi sui quali non mi dilungo solo per non inciampare in qualche spoiler. Ma non sono solamente le scene, è proprio il personaggio di Lenny Belardo a essere poco credibile. La sua psicologia pare modellata con l’accetta piuttosto che con lo scalpello.

Nel primo episodio il nuovo Papa ci viene presentato come un giovane uomo forte e sicuro di sé. Un personaggio certamente stravagante che fuma nelle sacre stanze e per colazione pretende una Coca Cola alla ciliegia, un eccentrico come solo chi è molto sicuro dei propri mezzi sa essere. Quest’immagine a poco a poco si sfalda e le insicurezze di Lenny emergono in maniera sin troppo palese (le preghiere urlate, la scena in cui si umilia davanti al suo mentore).

Il risultato è un protagonista a tratti affascinante, ma anche schizofrenico e troppo spesso tendente alla macchietta. L’interpretazione di Jude Law mi è parsa in alcuni frangenti zoppicante, laddove invece quella che Silvio Orlando fa del cardinal Voiello, un personaggio molto più coerente, è sempre convincente (sia nella versione italiana che in quella in lingua inglese).

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D’accordo, si tratta di una provocazione. Mettiamoci pure l’intenzione di raccontare, attraverso il protagonista, un mondo che sta sconfinando nella schizofrenia. Ma c’era davvero bisogno di dar vita a un Papa così estremo e contraddittorio? Si può obiettare che proprio in questo risiede la genialità del regista: nel saper creare personaggi borderline e situazioni oniriche, sul crinale fra sogno e realtà. Ma per tornare alla domanda iniziale: qual è il confine fra genio ed eccesso fine a sé stesso?

Confesso di non essere un fan di Paolo Sorrentino. Il Divo mi piacque molto, La Grande Bellezza meno: non mi è mai venuta voglia di guardare la versione integrale, ecco. Credo che sia un regista che ha bisogno di essere imbrigliato per esprimersi al suo meglio. E forse è proprio questo il problema di The Young Pope: se le due ore di un film impongono scelte e rinunce, in una serie tv i tempi sono molto più dilatati.

Il progetto iniziale prevedeva otto episodi, che poi sono diventati dieci. Ho già scritto un post sul concetto di “giusta lunghezza” e The Young Pope è solo l’ultima fra le serie che, con un paio di puntate in meno, probabilmente avrebbe funzionato meglio. Dentro c’è tanto, troppo Sorrentino. Probabilmente c’è tutto Sorrentino, nel bene e nel male, dove il male corrisponde più o meno alla parodia che ne fa Maurizio Crozza (la suora nana che fuma, i piani sequenza infiniti, eccetera eccetera).

 

 

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