Gomorra nella savana (Regno Selvaggio)

SavageKingdom_262Inseguimenti mozzafiato. Lotte fratricide fra i clan. Uccisioni cruente. No: non si tratta dell’ultima serie tv sulla malavita organizzata, anche se la voce narrante è quella del boss Pietro Savastano in Gomorra (curiosità: nella versione in inglese il ruolo del narratore è affidato a Charles Dance, Tywin Lannister ne Il Trono di Spade). È la docuserie Regno Selvaggio, trasmessa in Italia da Nat Geo Wild: la seconda stagione, già girata, arriverà in autunno.

Regno Selvaggio è stata girata nel corso di 18 mesi in Botswana, nell’area del Canale di Savuti, un fiume effimero che durante un secolo scorre solamente per 20 anni. Quando c’è l’acqua la zona si popola di centinaia di animali di ogni specie: elefanti e bufali, ippopotami e giraffe, ma anche leoni, leopardi, iene, licaoni. Quando però l’acqua comincia a scarseggiare, inizia una durissima lotta per la sopravvivenza.

È proprio durante questo periodo che il regista Bred Bestelink (foto sotto) ha voluto girare questa serie in sei puntate. Nato in Botswana da una famiglia di origini britanniche, Bestelink è cresciuto fra la savana e il Delta dell’Okavango, uno degli ecosistemi più ricchi di animali e vegetali al mondo (l’Okavango è un fiume che invece di gettarsi nel mare finisce nel deserto, creando una rete di isole e lagune grande 15 mila chilometri quadrati). Per Style gli ho chiesto di raccontare il suo lavoro in mezzo agli animali feroci e il suo Paese.

Come nasce la sua passione per i predatori?
Mi hanno sempre affascinato. Sono creature molto intelligenti, devono esserlo per forza perché per sopravvivere sono costretti ad adattarsi, cambiare, approfittare delle situazioni: è nella loro natura. È proprio questo che mi piace dei predatori… Ogni giorno vai a filmarli e sai che possono fare una cosa diversa.

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Non ha paura di leoni e leopardi?
Non ho paura ma li rispetto molto. Se si vuole entrare in contatto con loro bisogna capire che ci sono delle regole e dei principi da rispettare. Per esempio: si abituano al tuo veicolo ma non a te, non attaccheranno mai l’auto ma potrebbero attaccarti se scendi… Quando mi trovo nella savana, comunque, non ho mai delle armi con me. Ti rendono compiacente, danno un senso di falsa sicurezza.

Come avete fatto, durante le riprese di Regno Selvaggio, ad avvicinarvi così tanto agli animali?
In generale i predatori sono abituati ai turisti e quindi ad avere dei veicoli attorno. Noi, poi, avevamo dipinto la nostra come una zebra. Volevamo che gli animali ci riconoscessero.

Con voi si comportavano diversamente?
Prima di cominciare le riprese ho vissuto per tre anni e mezzo a Savuti. Molti leoni li ho visti nascere e crescere, per cui erano abituati alla mia presenza. Ho passato davvero tanto tempo con i predatori, più tempo che con le persone . I leoni camminavano vicino a me, dormivano sotto la mia auto, e non mi sono mai sentito in pericolo.

Com’era il lavoro?
Giravamo per 18 ore al giorno. La troupe dormiva sul tettuccio dei veicoli, senza frigorifero e senza la possibilità di fare una doccia. Un’esperienza bellissima ma molto forte, in un ambiente remoto.

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Riprese a parte, non ha mai vissuto situazioni pericolose nella savana?
Sul corpo ho tre tatuaggi: un elefante, un coccodrillo e un leone. Mi ricordano le tre occasioni in cui ho rischiato la vita. L’elefante ha ribaltato l’auto su cui stavo viaggiando. I coccodrilli hanno attaccato la canoa su cui stavo dormendo.

E il leone?
Mi sono allontanato dal campo la sera, senza scarpe e senza torcia. A un certo punto alzo la testa e di fronte a me c’è una leonessa. Rimango seduto mentre lei mi cammina intorno, poi mi alzo di scatto per spaventarla. Chiedo aiuto e nel frattempo compaiono altri due leoni. Quando arriva mia moglie, a bordo di un’auto con i fari accesi, scopro che ce n’erano 13 intorno a me! Se non era per lei non ero qui a raccontarla.

Qual è il suo preferito, fra i predatori?
I leopardi. Sono i più intelligenti in assoluto, consapevoli, sofisticati. Per me rappresentano la nobiltà della savana.

A parte la seconda stagione di Regno Selvaggio, ora in montaggio, ha degli altri progetti in cantiere?
Una serie dedicata all’Okavango: sono anni che voglio farla! Il Delta è il posto in cui sono cresciuto, lo porto nel cuore. Vorrei dare il mio contributo alla comprensione del funzionamento di questo ecosistema particolarissimo. Il progetto si chiama The Great Flood e dovrebbe uscire nell’autunno del 2018.

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